Il pane

Il pane lo mangiamo tutti giorni, ci siamo mai chiesti quale ruolo/importanza ha avuto nel corso della storia? 

Ho trovato un libro molto interessante che descrive la storia, la produzione, di questo alimento tanto consumato.

Eccone uno stralcio

Laboratorio cucina come momento di apprendimento

Nel suo ultimo libro, Daniele Novara pedagogista, “ Cambiare la scuola si può”, riporta alcuni esempi di laboratori maieutici.

Un paio trattano propio l’attività di cucina nello specifico. Questo mi conferma che l’attività di cucina ti permette di spaziare in tante direzioni, riuscendo a tenere alta l’attenzione del partecipante.

Il risotto verde di Bruno Munari

Oggi voglio porre l’accento sul concetto di progettualità che i laboratori di cucina portano con sè.

Chi meglio di Bruno Munari può farlo.

 

Qualunque libro di cucina è un libro di metodologia progettuale. ... In qualunque libro di cucina si trova ogni indicazione necessaria per preparare un certo cibo. Queste indicazioni sono talvolta sommarie, per le persone addette ai lavori; oppure più particolareggiate nelle spiegazioni delle singole operazioni, per chi non è tanto pratico. A volte, oltre a indicare la serie delle operazioni necessarie e il loro ordine logico, arrivano addirittura a consigliare anche il tipo di recipiente più adatto per quel cibo e il tipo di sorgente di calore da usare. Il metodo progettuale non è altro che una serie di operazioni necessarie, disposte in un ordine logico dettato dall’esperienza. Il suo scopo è giungere al massimo risultato col minimo sforzo. Progettare un risotto verde o la terrina in cui cuocerlo, richiede l’uso di un metodo che aiuterà a risolvere il problema. L’importante è che le operazioni siano fatte seguendo l’ordine dettato dall’esperienza. Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, 1981

Significato della parola “educare”

Spunto di riflessione sull’etimologia della parola Educare...   “dal latino: educare composto di “e” fuori e “duco” condurre. Guidare fuori.

L'educazione non è l'insegnamento che forgia, l'educazione trae dalla persona ciò che ha da sviluppare di autentico, di proprio.”

Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/E/educare

 

L’avversione del bambino per determinati cibi da dove nasce?

Il mio lavoro di ricerca continua costantemente e guardate un po’ in cosa mi sono imbattuta....

”Favorire il riconoscimento visivo degli alimenti permette di superare l’avversione dei bambini per alcuni tipi di cibo”

Ma partiamo dall’inizio.

Jérémie Lafraire, ricercatore in scienze cognitive in un intervista ci racconta concetti molto interessanti, grazie a ricerche svolte dalle neuroscienze in merito alle avversioni alimentari.

Eccone alcuni stralci:

Quali sarebbero le cause che spingono i bambini a rifiutare ciò che prima accettavano?

...le nostre ricerche ci hanno condotto a studiare lo sviluppo di una particolare funzione cognitiva chiamata “ classificazione alimentare” In quanto adulto, questa competenza ci sembra naturale e ci permette di distinguere ciò che si mangia o di identificare un alimento, indipendentemente dalla sua presentazione...

Per questo che alcuni bambini possono mangiare determinati cibi alla scuola dell’infanzzia e rifiutarli a casa o viceversa?

Infatti per esempio la carota può essere offerta intera, tagliata a rondelle, o cotta e  servita come un puré. Gli adulti, sanno che si tratta della stessa cosa, ma i bambini non possono saperlo, perché il loro sistema di riconoscimento è ancora immaturo. Occorre dunque arricchire le rappresentazioni degli alimenti nella loro mente.

 

 

 

Riflettendo....

Durante la mia ricerca nella progettazione di questi laboratori, curiosando nel web, mi sono imbattuta nell’associazione “bambini in cucina” che opera nei pressi di Milano e che offre laboratori di cucina ai bambini da ben 11 anni.

Ho preso contatto con la co-Fondatrice Federica Buglioni, la quale si è messa a disposizione per ascoltare il mio progetto e suggerirmi qualche prezioso consiglio. 

Durante i miei laboratori fornisco solo le indicazioni essenziali, poi lascio che provino autonomamente, con grande meraviglia osservo che eseguono o utilizzano gli strumenti propio come avevo immaginato.

Per questo vorrei condividere uno stralcio di un’ intervista, di Federica Buglioni, come ulteriore spunto di riflessione e che mi conferma quanto scritto sopra:

 

R. Nel corso dei laboratori che organizzi, quali sono le domande più frequenti che ti pongono i bambini?

 

F. Domande? Poche. Piuttosto, hanno sempre voglia di raccontare (“anche la mia nonna lo sa fare…”). All’inizio hanno paura di sbagliare, ma quando capiscono che la cucina è molto clemente con l’errore (se l’impasto è molle, basta aggiungere farina), allora si rilassano e chiacchierano tra loro… come da secoli accade in ogni cucina del mondo.

 

I laboratori sono una delle rare opportunità che i bambini hanno per mettere in gioco tutti i sensi (guardano, toccano, annusano, sentono, assaggiano) e forse è anche per questo che non sentono tanto l’esigenza di ricevere… parole. 

 

Tratto da BabyGreen

 

 

 

Laboratorio della Frutta: esercitazione della motricità fine

 

Cosa mia ha portato a scegliere di offrire  laboratori di cucina ai bambini? Questo stralcio di riflessione tratto da Bimbi chef lo spiega molto bene e cito: ”I bambini per apprendere e costruire le loro competenze, devono poter fare e provare piacere nel fare, ripetere le esperienze, sperimentare la loro creatività il più possibile. Il lato davvero positivo dei laboratori di cucina è che si conquistano delle competenze estremamente importanti per la costruzione dell’autonomia e dell’autostima, perché di fatto le competenze permettono di passare dalla conoscenza, cioè il sapere, all’abilità, alla capacità, cioè il saper fare, che si raggiunge attraverso il fare esperienze e da lì si arriva al saper essere. La prima cosa che nei laboratori di cucina i bambini imparano è che ci sono delle regole per poter realizzare un piatto, essendo però questa un’attività che loro amano non le vedono come vincoli frustranti, ma come piacevoli azioni per arrivare insieme ad un risultato. Impasti e decorazioni sono anche una grande occasione per entrare in contatto con la cooperazione, cioè il fare insieme non solo per uno, ma per tutti. Tempi, strumenti e attenzione sono gli elementi da mettere a disposizione per far uscire il loro spirito di osservazione ed emulazione. Cucinare anche e soprattutto per i bambini è una cosa seria, come tutto ciò che fanno, e richiede dedizione, attenzione ed esempio. Il concetto di attesa è legato al concetto di tempo e imparando a vivere e a rispettare l’una si rispetta anche l’altro. Cucinando si fa esperienza del tempo e dei tempi dell’impasto, della lievitazione, della cottura e, abituandosi e capendone fin da piccoli l’importanza, sarà più facile rispettare anche i tempi di chi ci sta intorno. Il rispetto dei tempi e delle preferenze permetterà di portare a casa un prodotto non sempre perfetto, ma che si può consumare a tavola con la famiglia, perché cucinare non è un gioco, ma un abilità che ognuno di noi può acquisire a modo suo e secondo le proprie inclinazioni sia manuali che di gusto. “        

Laboratorio sulla Frutta

Ecco un altro motivo per cui ho scelto di proporre un laboratorio solo con la frutta: eccolo racchiuso in questa breve citazione:

Un anno ci ha chiesto il permesso di fare un piccolo laboratorio sulle verdure perché vedeva che molti bambini rifiutavano gli spinaci. Ha comprato una bella quantità di spinaci freschi. Ha organizzato la mensa in modo che ogni tavolino avesse vaschette con l’acqua e ciotole. Si è fatta aiutare dai bambini a pulire le verdure: le hanno guardate da crude, toccate, lavate, spezzettate. So tutto questo perché hanno filmato l’esperienza, altrimenti non avrei creduto che mio figlio potesse davvero aver mangiato una foglia di spinacio cruda. 

Il trucco della cuoca era molto semplice: per apprezzare gli spinaci i bambini dovevano conoscerli meglio coinvolgendoli. Ha cercato tante ricette diverse per cucinare gli spinaci in modo che i bambini si rendessero conto di come cambiava il sapore. Credo sia un consiglio da mettere in pratica e far conoscere le verdure il più possibile.”

Tratto dal cito: scuola in soffita

O in questo caso la frutta!!!!

Il ruolo dell’adulto all’interno del labortorio

Tratto da VivoMontessori e cito:

 

Chi affianca il bambino diventa la figura che media tra lui e l’ambiente, è la persona che ascolta, osserva, crea le occasioni per conoscere.

 

In alcuni momenti l’affiancamento è indispensabile, per accompagnare il bambino nell’esplorazione del materiale con cui sta giocando. Può essere utile manipolare insieme, successivamente mostrare varianti sul suo utilizzo favorendo la conoscenza di nuove funzioni, sorprenderlo in successive scoperte. Può essere necessario facilitare il movimento del bambino guidandone le mani, nel rispetto delle successive autonomie.

 

I movimenti sono accompagnati da espressioni verbali,ripetizione di istruzioni, ordini,sintatticamente semplici che descrivono causa ed effetto.

 

 

 

 

Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino

Articolo interessante

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